La Belle Epoque Della Formula 1

Come tutti gli sport, anche la Formula 1 ha avuto i suoi anni ruggenti, quelli dei 1000 cv.

I mille cavalli ci sono stati 2 volte, alla fine degli anni 80 (1986, 1987) con i 1500 cc sovralimentati, ed all’inizio degli anni 2000 con i V10 3000 cc.

Due tipi di vetture molto differenti, inguidabili e brutali le prime, sui binari le seconde, assistite da un’erogazione ed un’aerodinamica che consentivano tempi sul giro pazzeschi.

Nessuna delle due facile da guidare, anche se quelle più moderne offrivano molti più vantaggi.
Oggi 1000 cv non sarebbero assolutamente un problema, visti i circuiti sicurissimi con ampie vie di fuga ed i progressi a livello di telaio, aerodinamica e sicurezza passiva.
Certo, il rischio per i piloti aumenterebbe un po’ ma fare il pilota è sempre stato roba da uomini.

Il 1986, sconosciuto ai più e mal tollerato dalla federazione internazionale, da sempre attenta alla sicurezza e lontana dal vero spirito di questa disciplina, è stato il momento clou dell’era dei turbo, l’anno dei mostri. E’ stato l’anno magico dei mostruosi propulsori sovralimentati da oltre 1300 cavalli, le F1 più potenti di sempre. L’espressione “1000 cavalli” evoca oggi una Formula 1 che non c’è più, un periodo in cui si parlava di potenza allo stato puro. La tecnologia non era quella odierna ma quelle macchine erano dei veri mostri a quattro ruote e guidarle era davvero un’emozione forte.

Se le ricorda Martin Brundle, pilota a quei tempi, oggi stimato commentatore televisivo: “Come sempre, quando mi trovo a guidare una vettura attuale, rimango colpito dalla velocità in curva, dall’aderenza e dai freni, ma il motore non ti fornisce le stesse sensazioni, e i 2.4 V8 sono tutti così. Completamente deludenti e non all’altezza di un V10 da 3 litri che, naturalmente, a sua volta impallidiva in modo significativo di fronte ad un turbo. A volte hai modo di parlare del periodo del turbo con qualcuno come Gerhard (Berger) o Derek (Warwick) e, onestamente, è come parlare con qualcuno che sa qualcosa che nessun altro al mondo conosce. Si tratta di un esperienza assolutamente terrificante, in particolare con le gomme da qualifica e su circuiti dove le barriere erano molto vicine alla pista. Esperienze che ti fanno davvero aprire gli occhi, come ad esempio quella relativa al Gran Premio di Monaco, quando si iniziava la salita in qualifica con un potenza extra di circa 400 cavalli rispetto a quelli che si avevano negli anni precedenti”.

Secondo Alain Prost e Gerhard Berger il periodo migliore in tal senso è stato quello appena successivo alla metà degli anni ’80: “Dopodiché hanno rovinato le cose tagliando la potenza e la quantità di carburante che si poteva utilizzare durante la gara” – ha spiegato il quattro volte iridato francese a cui si aggiunge anche l’ex collega austriaco – “Sì indubbiamente il 1986 è stato l’anno migliore” – ha ribadito Berger“quando le potenze erano ancora libere. La cosa bella è che non tutti potevano gestire quella mole di cavalli, sopratutto in qualifica. Il top erano la salita di Monaco, e la piazza del Casinò, dove avevi parecchio pattinamento anche con le marce più alte ed in condizioni da asciutto. In quel periodo non avevo il controllo su molte cose, quello a cui pensavo era la mia guida, perché mi piaceva avere 5,5 bar di pressione che spingevano dietro la schiena. Fui molto dispiaciuto quando vietarono i turbo perché per il resto della mia carriera non ho potuto più guidarli. Gestire una macchina di quelle era molto difficile, perché bisognava ottimizzare il ritardo nella risposta dell’acceleratore, tenere un buon regime di giri senza far calare la potenza e naturalmente bisognava evitare che le ruote pattinassero troppo… e naturalmente si aveva questa enorme spinta in avanti. Quando arrivai direttamente dalla F3 su una di quelle cose, mi sembrò che il mondo fosse impazzito. Amavo quelle macchine. Alcuni dicono che l’unica cosa di cui non eravamo contenti era la mancanza di un’immediata risposta da parte del motore” – ricorda sempre Berger – “ma a me questa caratteristica piaceva molto! Ho apprezzato il fatto che, quando arrivavi in curva e non appena sentivi la potenza, schizzavi velocemente 50 metri in avanti. Questo era un qualcosa che sai… ti richiedeva di avere una certa dose di palle per riuscire ad andare sempre a tutto gas. Quindi se la potenza arrivava troppo presto rischiavi davvero di finire fuori pista. È stato divertente – calcolare il modo giusto in cui dovevi premere il pedale dell’acceleratore sperando di averlo fatto nel modo giusto. Dopodiché qualsiasi altra cosa avrebbe rappresentato una delusione. Non è vero?”.

Negli anni 2000 la FIA vide che le potenze dei V10 3000 erano schizzate alle stelle. Qualcosa fece riflettere Max Mosley nei confronti del discorso sicurezza ed impose il pensionamento di queste unità motrici a favore dei V8 2400. Un pensiero in controtendenza rispetto al traguardo che ci si auspica oggi, il ritorno di potenze maggiori e gomme più larghe. Infine, un ultimo dato che fa sorridere sulla prima era turbo, viene da un commento di Patrick Head relativamente alla stagione 1986: “In realtà la Honda non poteva dirci di quanta potenza disponessimo, perché non lo sapevano nemmeno loro! Il banco prova aveva la possibilità di registrare fino a 1000 cavalli a 9300 giri, ma noi eravamo a 13.500 giri o giù di lì…”

Gli anni ’80 furono l’epoca del godimento puro per gli amanti della velocità; non c’erano piloti in f1, ma pazzi con spiccata propensione al suicidio. Quelle potenze erano pura follia, ma proprio per questo si rimane sempre affascinati quando si legge o ascolta racconti dell’era dei turbo. Oltre mille cavalli con cinque bar e mezzo di pressione nel 1986; l’anno prima non ci arrivavano e quello dopo avrebbero tagliato le potenze; sedici mitici gran premi; e le qualifiche ….., un giro solo, ma in Paradiso. Quelle potenze con dei 1500 cc, (il Bmw addirittura 4 cilindri e turbina singola), e con cambio manuale e frizione …; solo per partire si doveva essere perfetti, se no si faceva testa coda già nella pitlane … Vetture con quei motori (compreso il cambio) ed aereodinamica, elettronica e freni di oggi sarebbero da brivido.

Che piede si doveva avere per guidare bestie del genere in un circuito cittadino, con pista bagnata e senza traction control! Ha ragione Berger quando dice che ci volevano le palle. Non c’erano pulsanti da schiacciare o la rassicurante voce dai box; il limite si trovava senza vie di fuga né simulatori; basta guardare le camera car per capire le differenze con le auto di oggi; e chi se ne frega se in curva andavano più piano! Portare al limite quelle vetture distingueva un pilota da un fuoriclasse.

Con l’aerodinamica limitata e quelle potenze siderali la F1 era “potenza e manico”. Senza “binari”, pay drivers e minorenni non potevano correre; la F1 era quello che tutti vorremmo che fosse, una categoria per veri campioni.

Tutto meccanico, tutto in mano al pilota, e tutto potenza…
Le corse non erano un sorpasso dopo l’altro, come si vuole oggi a tutti i costi, inventandosi DRS e pit stop obbligatori per mescolare la classifica, ma il solo vedere i piloti guidare, sapendo cosa dovevano fare per restare in pista, era un brivido…, oggi si vedono le macchinine telecomandate una dietro l’altra….

Pochi sorpassi perché il pilota era sempre sul filo del rasoio fra l’aprire l’acceleratore ed il venir sbattuto fuori. Ad ogni staccata, ad ogni curva, la domanda era la stessa, ce la farà?

Guardare le magie di Senna a Montecarlo per tenere la macchina in pista per credere. Lui ma anche gli altri. Quello era il bello, vedere giochi di prestigio continui per tenere in pista mezzi che di restarci non avevano intenzione! Oggi si gira sui binari, nessun sovrasterzo se non in rare occasioni, nessuna entrata scomposta, contatti vietati in modo rigoroso…

E c’era il rischio, quello vero, che è il sale della vita dei piloti. Quando tutto è semplice è il tempo della mediocrità. Sono i pavidi di oggi che scrivono i regolamenti e pretendono di proteggerci da tutto e tutti. Berger, Piquet, Mansell, Prost, Lauda, Nannini non ne hanno avuto bisogno; sareste risaliti in macchina 40 giorni dopo essere rimasti nelle fiamme per molti secondi?
Se rispondete di no per favore …… lasciate perdere la F1, non è il vostro sport.

Nella formula uno meccanica si vinceva e si moriva; l’elettronica salva i piloti ma uccide le corse; in quegli anni si poteva scegliere di morire per correre, oggi non più.

Se si è vissuto quel periodo, è difficile tenere accesa la tv guardando un GP …; non c’è più niente, tutto finito… macchine, piloti, circuiti, gomme.. I “mostri” da 1300 Cv in qualifica non torneranno.

A chi ricorda con i lacrimoni quando “il Peterson usciva dalla seconda di Lesmo in controsterzo… mica come adesso che la fanno piena tutti”, è difficile dare una risposta.

Se si ha presente che tipo sia Berger, se uno come lui ti dice che si cagava sotto a guidare quelle belve, che a guidarle si divertiva un mondo, che le rimpiange ancora, si può forse capire come sia inutile paragonare i piloti di oggi a Senna Prost, Alesi, Villeneuve (padre), Schumacher, senza disturbare i Fangio, Nuvolari, Farina, semplicemente perché facevano un altro sport.

Negli anni ’80 i circuiti erano pieni di spettatori dal venerdi alla domenica. Oggi quanti spettatori ci sono per le qualifiche??

I giovani di un tempo non avevano gli stessi interessi degli attuali, altrimenti sarebbero ancora tutti in circuito com’eravamo noi allora e sognerebbero la moto e non l’I-Phone.

Una volta si andava a Monza a vedere il turismo e si vedeva l’Alfa 75 turbo con 400cv, la Sierra Cosworth da 500cv…, qualche anno dopo Tarquini, Modena, ecc… con trazioni anteriori da neanche 300cv…

Una volta Beppe Gabbiani disse che la Lancia turbo (quella del mondiale prototipi) era talmente brutale che a volte i cerchioni potevano anche slittare all’interno degli pneumatici…

Non c’è paragone emozionale tra la Formula 1 odierna e quella degli anni ‘80, parlando da spettatore che guarda con gli occhi, ma soprattutto con il cuore.
L’evoluzione tecnica ha perso via via per strada le emozioni più vere.
Gli uomini ed i motori di quell’era parlavano al cuore dei tifosi, ora sono muti, loro e le loro macchine. !!

Oggi, forse, anche Senna spegnerebbe la TV.

Dec 19, 2016
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